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Pokémon Go mania. E si torna a parlare di realtà aumentata.
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Pokémon Go mania. E si torna a parlare di realtà aumentata.

Pokémon Go ha raggiunto il suo primo importante obiettivo, far riesplondere in tutto il mondo una nuova Pokémon Go Mania.

Ormai sappiamo tutti di che si tratta: un videogioco di tipo free-to-play basato su realtà aumentata geolocalizzata con GPS che, una periferica Bluetooth denominata Pokémon Go Plus progettata e realizzata da Nintendo, permette all’utente/giocatore di muoversi nel mondo reale e allo stesso tempo interagire col mondo virtuale dei Pocket Monsters.

Sin dal giorno di lancio in Nuova Zelanda si era capito che la Nintendo aveva fatto centro. Il gioco, sviluppato da Niantic per i sistemi operativi mobili iOS e Android, è stato creato con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo. Inizialmente venne pensato come pesce d’aprile nel 2014 da Satoru Iwata di Nintendo e da Tsunekazu Ishihara della The Pokémon Company, e in collaborazione con Google venne spacciata con il nome Pokémon Challenge.

Ishihara era un fan di Ingress, un gioco a realtà aumentata sviluppato da Niantic, e vide che la sua impostazione poteva adattarsi perfettamente allo spirito dei Pokémon; Niantic quindi usò dati di Ingress per popolare i luoghi dove venivano collocati i Pokestops e le palestre che compaiono in Pokémon Go.

FUNZIONALITA’

Ma torniamo a parlare della funzionalità. In Pokémon Go, ogni giocatore è mostrato in una mappa, simile a quelle di Google Maps: quando il giocatore si sposta nella realtà, camminando o guidando una bicicletta o a bordo di un autobus, il personaggio sulla mappa segue i suoi movimenti. Ogni tanto, sullo smartphone compare un Pokémon, che il giocatore può provare a catturare. Niantic, la società che ha sviluppato il gioco, ha però mantenuto una notevole segretezza nello spiegare come funziona il sistema di mappe di Pokémon Go, e in generale su tutta la tecnologia che fa funzionare l’app.

Una cosa è sicura: a Pokèmon Go ci sta giocando tantissima gente, anche più di quella prevista inizialmente, quindi i problemi tecnici non hanno tardato ad arrivare, e ciò, di base, significa che Pokémon Go non è un gioco semplice a livello di tecnologia. L’uso della realtà aumentata semplice, come è difatti nel gioco, non è un grosso problema; il principio è che un contenuto niente semplicemente “appiccicato” sopra la propria fotocamera. Il vero ostacolo sta nel gestire il suo complesso sistema di mappe, e far sì che questo funzioni sempre e allo stesso modo per tutti i milioni di giocatori.

La realtà aumentata di Pokémon Go è però quella che fa sì che per le città di tutto il mondo, anche in quelle più piccole e anche nelle zone di campagna, ci siano dei Pokémon lungo le strade, che possono essere catturati da chi ha l’applicazione aperta sul proprio smartphone. I Pokémon presenti sulla mappa, infatti, non compaiono casualmente al giocatore. L’algoritmo usato da Niantic per gestire il gioco infatti fa sì che i Pokémon siano nello stesso posto per tutti i giocatori: significa, quindi, che se ce n’è uno in Prato dell Valle, questo lo possono vedere tutti i giocatori di Pokémon Go presenti in zona, e di conseguenza tutti possono catturarlo; esso infatti non scompare dopo che il primo allenatore lo cattura. Da quello che si è capito finora i Pokémon si possono spostare, e dopo un certo periodo di tempo, scompaiono per tutti.

Inoltre il gioco dovrebbe rilevare anche i bacini d’acqua della realtà, ossia laghi, fiumi e mari, in modo da far comparire in quelle zone Pokémon “d’acqua”; uso il condizionale perché la pratica ha ampiamente dimostrato il contrario, anche se l’intento della Niantic era esattamente questo.

LE MAPPE

Il mistero più grande, però, riguarda le mappe. Il business legato a queste frutta decine di miliardi di dollari a chi le sviluppa e, gli stessi che lo fanno, difficilmente rinunciano ad essere sponsorizzati su ogni applicativo che le utilizzi. Pokèmon Go, invece, non presenta nessuna scritta riguardante il fornitore di questa tecnologia, nemmeno nelle note legali. I portavoce stessi della Niantic si sono rifiutati categoricamente di divulgare informazioni al riguardo.

John Hanke, CEO della Niantic ha espressamente detto: «Molti di noi hanno lavorato a Google Maps e Google Earth per molti, molti anni, perciò vogliamo che le mappe siano fatte bene», rimarcando che molte cose del gioco dipendono da Ingress. Ingress ha un funzionamento molto simile a Pokémon Go: sfrutta la realtà aumentata e la geolocalizzazione per permettere ai giocatori di girare per il mondo in cerca di cose che permettano loro di salire di livello. Questo gioco si basa sui portali, dei migliaia di luoghi speciali in tutto il mondo che corrispondono a luoghi storici o comunque importanti delle città, scelti dagli sviluppatori e, in seguito, dalla community stessa.

I portali di Ingress sono diventati i PokéStop o le palestre di Pokémon Go. Ha spiegato Hanke: “I PokéStop sono proposti dagli utenti, perciò ovviamente si basano su posti in cui la gente va. Abbiamo avuto, in pratica, due anni e mezzo in cui la gente andava nei posti dove pensava avrebbe dovuto poter giocare a Ingress, quindi ci sono molti posti remoti. Ci sono portali in Antartide e al Polo Nord, e in quasi tutti i posti in mezzo». Hanke ha detto che l’obiettivo di Niantic è fare sì che i PokéStop siano in posti accessibili a piedi con facilità e soprattutto in sicurezza, per lo stesso motivo l’algoritmo è programmato per evitare che compaiano Pokémon lungo le autostrade o comunque strade altamente trafficate a scorrimento veloce.. La sicurezza prima di tutto!


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